p 269 .

Paragrafo 2 . Le filosofie cinesi.
     
Introduzione.

La  mancanza di una dimensione metafisica che abbiamo rilevato  nel
buddismo si ritrova anche nell'antico pensiero cinese. Non  a  caso
la  Cina  fu  una  delle  regioni in cui  il  buddismo  si  diffuse
maggiormente.
     Le  due grandi correnti in cui si articola la sapienza cinese,
il confucianesimo e il taoismo, sono profondamente diverse tra loro
ma   hanno   in  comune  un  aspetto  fondamentale:  la  centralit
dell'uomo.
     A differenza della filosofia occidentale, che, anche quando ha
posto  l'uomo  al centro della propria riflessione,  lo  ha  sempre
visto  in relazione a ci che gli  esterno - l'universo, il  Tutto
-,  il  pensiero  cinese parte, si sviluppa e si  conclude  con  la
riflessione  sull'uomo. In questo umanesimo radicale l'uomo  non  
misura  di  tutte le cose, come per Protagora, ma misura dell'uomo.
Quando  l'uomo ha sviluppato la sua umanit - sostiene  Confucio  -
egli    in grado di usare se stesso come "metro": far agli  altri
ci  che vuole sia fatto a se stesso e non far agli altri ci  che
non vuole sia fatto a se stesso.
     Confucianesimo  e  taoismo mirano a  realizzare  la  grandezza
dell'uomo: il primo attraverso il rapporto con gli altri uomini, il
secondo attraverso la ricostruzione dell'armonia dell'individuo.
     
Il confucianesimo.
     
La  grandezza  dell'uomo   per Confucio (seconda  met  del  sesto
secolo avanti Cristo) la grandezza dell'umanit.
     Sebbene   scaturita  dalla  crisi  politica  e   istituzionale
dell'Impero  cinese,  che  attravers nel  sesto  secolo  un  grave
periodo   di  anarchia,  la  riflessione  di  Confucio  assume   le
caratteristiche della grande utopia cosmopolita: l'amore  dell'uomo
pu portare alla realizzazione dell'ordine e della pace universali.
Tutti gli uomini, infatti, appartengono al popolo del mondo.
     In ciascun uomo  presente un principio fondamentale, chiamato
da  Confucio  jen,  attraverso  la cui  realizzazione    possibile
raggiungere l'armonia tra tutti gli uomini. Jen indica un  concetto
difficilmente  traducibile in termini occidentali:  "benevolenza",
"sensibilit umana", "amore dell'uomo"; ,
     
     p 270 .
     
     in qualche modo, l'essenza dell'umanit;  tutta l'umanit che
 in ciascuno di noi.
     L'individuo,  quindi,  non pu essere separato  da  tutti  gli
altri  individui;  l'uomo    per sua  natura  un  essere  sociale.
Ciascuno,  realizzando  la  virt  che    nello  jen,  concorre  a
realizzare la societ virtuosa degli uomini, l'armonia e  la  pace.
Non  sono  le  leggi  e i governi che guidano gli  individui  e  li
rendono  giusti, ma  la pratica della virt da parte  dei  singoli
che fa virtuosi i governi e le leggi.
     Confucio mette in evidenza la centralit dell'individuo quando
indica   in   otto  norme  la  via  per  raggiungere  la  grandezza
dell'umanit: con esse, dall'armonia del popolo del mondo  percorre
a ritroso la strada fino all'individuo, per poi risalire all'intera
umanit.
     "Gli  antichi che desideravano conservare il limpido e  chiaro
carattere  del popolo del mondo dovevano prima porre  ordine  nella
loro  vita nazionale. Coloro che desideravano ordinare la loro vita
nazionale, dovevano prima mettere ordine nella loro vita familiare.
Coloro  che  desideravano porre ordine nella loro  vita  familiare,
dovevano   prima  curare  la  loro  vita  personale.   Coloro   che
desideravano   curare  la  loro  vita  personale,  dovevano   prima
rettificare  il loro cuore. Coloro che desideravano rettificare  il
loro  cuore dovevano prima rendere sincera la loro volont.  Coloro
che  desideravano rendere sincera la loro volont,  dovevano  prima
ottenere   la  vera  conoscenza.  Il  raggiungimento   della   vera
conoscenza dipendeva dall'investigazione delle cose. Quando le cose
sono investigate, allora viene raggiunta la vera conoscenza; quando
  raggiunta la vera conoscenza la volont diviene sincera;  quando
la  volont   sincera, il cuore  rettificato; quando il  cuore  
rettificato, la vita personale  curata; quando la vita personale 
curata,   regolata la vita familiare; e quando  regolata la  vita
familiare,  c' ordine nella vita sociale; quando c' ordine  nella
vita sociale, c' pace nel mondo"(34).
     L'investigazione   delle  cose,  che,   nell'insegnamento   di
Confucio, produce conoscenza, non  tanto investigazione delle cose
esterne,  ma  piuttosto  investigazione  di  s;  la  conoscenza  
principalmente autoconoscenza, cio sapere chi e che cosa  si    e
quindi conoscere i princpi in base ai quali si agisce.
     L'affermazione dello jen avviene all'interno di un  ordine,  e
la   realizzazione   dell'umanit    dunque  anche   realizzazione
dell'ordine.  Confucio indicava questo concetto di  ordine  con  la
parola  li,  ma il li non  semplicemente ordine: esso  religione,
cio   l'insieme  di  riti  e  di  norme  provenienti   dall'antica
tradizione   religiosa;     un  sistema  definito   di   relazioni
sociali;(35)    disciplina morale nella condotta personale.  Li  
tutto  quanto governa le relazioni tra gli uomini,  la  condizione
per la realizzazione dello jen.
     Da  tutto  questo emerge la necessit che ciascuno  svolga  il
proprio  compito  nella  societ e mantenga  il  ruolo  che  gli  
assegnato:  il padre quello di padre e il figlio quello di  figlio,
il  cittadino  quello  di  cittadino  e  il  governante  quello  di
governante. La divisione dei compiti e le differenze tra le  classi
sociali  sono  conformi  allo jen che, come  un  vento,  spira  dal
principe  alla nobilt e dalla nobilt al popolo, recando i  frutti
della pace e dell'armonia.

p 271 .

Il taoismo.
     
Su  un  piano completamente diverso dal confucianesimo si  pone  il
taoismo, la dottrina ispirata da Lao-Tze. Figura quasi leggendaria,
Lao-Tze sarebbe stato contemporaneo di Confucio, per iniziativa del
quale  i  due  si  sarebbero incontrati pi  volte  per  mettere  a
confronto  i  differenti  punti di vista;  Confucio  sarebbe  stato
regolarmente "sconfitto" dalla sapienza dell'avversario.
     L'armonia,  secondo la dottrina del Tao, non sta nel  rispetto
rigoroso  di  una normativa dei rapporti sociali,  non    prodotta
dall'azione virtuosa degli individui: essa  fino da principio,  al
di l delle vicende degli uomini.
     Tao,  anche  nella  lingua  cinese moderna,  significa  "via",
"cammino",  e,  per estensione, "corso delle cose".  Non    tanto,
quindi,  la  via  dell'uomo alla conoscenza o alla liberazione  dal
dolore,  quanto  la via che l'universo percorre  nel  suo  naturale
divenire.  E questa via  naturalmente armoniosa; in essa convivono
i  princpi  opposti,  lo yin e lo yang.  Lo  yin    il  principio
femminile,  passivo,  il freddo; lo yang  il  principio  maschile,
attivo, il caldo. Questi due princpi sono inseparabili e dal  loro
alternarsi  nasce  il divenire dell'universo, simile  a  una  danza
armoniosa.
     "Siccome  lo  yin  e  lo yang ruotano costantemente,  nulla  
stabile,  tutto    sottoposto all'alternanza delle  due  fasi.  Al
culmine  dell'espansione (yang) fa seguito necessariamente l'inizio
della  contrazione (yin), e viceversa. Nessun estremo si  sostiene.
Giunto  allo  zenith, il Sole discende. Quando    piena,  la  Luna
comincia a calare. Su di una ruota che gira, il punto che   salito
in  alto  ridiscende subito per poi risalire, giro  dopo  giro.  Il
cosmo    in equilibrio, ma questo equilibrio non  stabile,    un
equilibrio per compensazioni alterne"(36).
     Quindi perch l'armonia sia mantenuta  necessario che le cose
seguano  il  loro corso naturale, la loro trasformazione  naturale,
senza  bisogno  di  alcuna azione da parte  dell'uomo.  Questo  non
implica,  per, la passivit dell'uomo: la differenza  rispetto  al
confucianesimo consiste nel non credere che l'uomo sia la  "misura"
e  la  causa delle sue azioni e dell'armonia della societ e  della
natura.
     Uomo  e  natura, per il taoismo, sono un'unica cosa; ma spesso
questa  unit    ignorata  e allora viene  meno  anche  l'armonia:
l'azione  dell'uomo, quando  animata dalla volont  di  imporre  i
propri  desideri alla natura,  causa dei disordini e delle guerre.
Astenersi   dall'azione  in  quest'ottica  significa   evitare   di
modificare  il  corso  naturale delle cose e tendere  a  ricomporre
l'unit  dell'uomo  con  la natura. Questa ricomposizione  non  pu
fondarsi  n  sulla  morale,  n  sulla  partecipazione  alla  vita
politica,  ma deve fondarsi sull'apertura al Tao lasciando  che  le
cose si compiano in modo spontaneo e naturale. La "non-azione"  del
taoismo  certamente indice di un atteggiamento mistico, ma  non  
ascesi;  anche  Lao-Tze  d  una  serie  di  indicazioni   per   il
comportamento pratico dell'uomo.
     Gli  insegnamenti di Lao-Tze sul Tao possono essere  riassunti
in nove princpi: 1) gli uomini in genere agiscono per soddisfare i
propri desideri; 2) i tentativi individuali per soddisfare i propri
desideri  producono  competizione e  conflitto;  3)  i  modelli  di
correttezza  nei  rapporti fra gli uomini  sono  stati  ideati  per
mettere  pace  e  armonia fra coloro che lottano per  soddisfare  i
propri desideri;
     
     p 272 .

     4) questi modelli non risolvono i problemi perch competizione
e  conflitto  rimangono. Le regole vengono infrante  e  ne  vengono
create  di  nuove  che  sono  a  loro volta  infrante,  i  desideri
rimangono insoddisfatti e intanto si sviluppa il male e si compiono
azioni  sbagliate; 5) se concepire modelli morali  non  risolve  il
problema, la soluzione consiste nell'abbandonare i modelli  morali;
6)  i modelli, tuttavia, possono essere abbandonati soltanto quando
si  abbandonano i desideri come moventi per l'azione; 7) le  azioni
derivanti dai desideri possono essere abbandonate quando si  adotta
la  "semplice  via" dell'azione; 8) la "semplice  via"  dell'azione
presuppone  che l'uomo sia in armonia con l'universo  e  agisca  in
accordo  con il Tao universale; 9) la regolazione della  societ  e
del  governo  del  popolo dovrebbe essere in  accordo  con  la  via
semplice  e  naturale  e  dovrebbe favorire  la  via  naturale  nel
popolo.(37)
     Fornire  una serie di norme che stabiliscono il rifiuto  delle
norme appare senza dubbio contraddittorio, ma la contraddizione pu
in  qualche modo essere risolta se si tiene presente che il  Tao  
difficilmente definibile in termini positivi.
     Abbiamo  detto che esso  una via, un percorso; ma il percorso
non    il viaggio,  una via senza viandanti:  qualcosa di vuoto,
anche se indispensabile a chi vuole muoversi. "Il Tao  vuoto"(38),
come  una  strada, o come una coppa,  uno strumento:  "pu  essere
usato  e  la  sua  capacit non si esaurisce  mai"(39).  In  questa
prospettiva  possibile capire come le norme di Lao-Tze siano prive
di  contenuti "positivi", eccetto il riferimento alla "via semplice
e  naturale". Ancora una volta ricompare quanto abbiamo visto  alle
fonti  della  saggezza indiana: non si pu definire  Brhman;  solo
attraverso   l'esperienza  diretta  e  immediata    possibile   la
conoscenza.  Solo  mettendosi in cammino  possibile  conoscere  la
"via", il Tao.
     
Le religioni "senza dio" delle civilt orientali.
     
Abbiamo  detto che la filosofia greca  nata anche dalla  presa  di
coscienza della separazione degli uomini dalla divinit,(40) perch
la  verit  degli di del mito non era pi conforme  alle  scoperte
della ragione.
     La   ragione,  capace  di  andare  al  di  l  dell'esperienza
sensibile, di pensare l'invisibile e l'immutabile, l'Essere  che  
Tutto  e  al  tempo  stesso non  nessuna delle singole  cose,  non
riesce  pi  a  tollerare  una divinit  che  si  presenta  in  una
molteplicit  di forme, schiava non solo delle sembianze  ma  anche
delle passioni degli uomini. Senofane di Colofone afferma che se  i
buoi  e  i  cavalli avessero le mani rappresenterebbero i loro  di
come  buoi o cavalli, mentre dio  uno ed eterno e coincidente  con
l'Essere;(41) gettava cos le basi per il rapporto tra filosofia  e
religione  che  si  sarebbe sviluppato nel corso dei  secoli  nella
cultura occidentale.
     
     p 273 .
     
     L'asse portante di questo rapporto  la possibilit di rendere
"razionale"  la  religione,  cio di conoscere  Dio  attraverso  la
ragione.
     I  filosofi  greci  dell'et  classica  molto  spesso  non  si
preoccupano   nemmeno   di  sottoporre  a  critica   la   religione
tradizionale  e i suoi rituali; essi, infatti, sanno  che    ormai
chiaro ed evidente che l'oggetto della loro ricerca, la Verit, non
ha  nulla a che fare con quella tradizione e con quei riti:(42)  la
religione  tradizionale pu essere accettata o  rifiutata  in  base
alla sua utilit pratica, come la musica, la poesia o la danza.
     Abbiamo  anche visto che quando la religione si presenta  come
portatrice  di  una  Verit avente le stesse caratteristiche  della
Verit cercata dai filosofi, l'incontro tra filosofia e religione 
inevitabile  e  spesso si presenta come scontro, anche  se  poi  si
evolve  in  un  rapporto di sostegno, collaborazione, integrazione.
Questo    successo  con il cristianesimo e vedremo  che  succeder
anche con l'ebraismo e con l'islamismo.
     La ragione dei Greci opera sugli universali, e universale  il
Dio   degli  Ebrei,  dei  cristiani  e  dei  musulmani.  Di  fronte
all'universale  tutti gli uomini sono uguali:  tutti  "partecipano"
delle  Idee  di Platone, tutti sono creature dell'unico Dio,  tutti
godono del lume della ragione, sia essa una dote naturale oppure un
dono  divino.  I  filosofi e i preti possono parlare  a  tutti  gli
uomini in nome di qualcosa che li trascende e li accomuna.
     Dove  gli di sono tanti quante sono le trib, spesso in lotta
fra  loro, l'unica cosa che accomuna gli uomini  il dolore,  e  la
sofferenza.  Se la riflessione filosofica non nasce  dalla  rottura
con  la tradizione del mito, ma, come succede nelle Upanishad,  nel
Vedanta,  nel  confucianesimo, per riorganizzare  e  rafforzare  la
Verit  rivelata nel mito, la ragione non ha l'autonomia necessaria
per affermare la sua verit come Verit: gli strumenti della logica
si  applicano  ai dati provenienti dal mondo in divenire  e  quindi
hanno un carattere soggettivo, legato all'esperienza di ciascuno, e
sono incapaci di descrivere una realt universale. L'assoluto   in
tal modo un'esperienza soggettiva.
     In   questo   contesto,  priva  di  una  sua  propria   verit
teoretica,(43)  la  filosofia  svolge una  funzione  essenzialmente
pratica:  assolve  cio al compito che fra i  Greci  spettava  alla
religione naturale.
     Anche  quando,  come  nel  buddismo e nel  confucianesimo,  si
contrappone  alla  tradizione religiosa, la riflessione  filosofica
non  si  avventura mai nel territorio ignoto dell'assoluto, se  non
per dire che esso  all'interno di ciascun uomo.
     L'idea   di   un  dio  trascendente,  tipica  delle  religioni
monoteistiche  dell'Occidente,  estranea alle  culture  orientali,
come    loro  estranea  l'idea di una Verit  assoluta:  religioni
"senza dio" e filosofie senza Verit si moltiplicano, si scontrano,
si  fondono  e si confondono unite da un unico obiettivo,  liberare
l'uomo  dal  dolore.  E in questo non si differenziano  per  niente
dalle grandi religioni monoteiste e dalla filosofia occidentale.

